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SOUNDCONTEST.it (2015)

Enrico Ghelardi
TRIOLOGY
Barvin Edizioni Musicali, 2015

Genere: Modern Jazz

Musicisti:

Enrico Ghelardi, sax soprano, sax tenore e sax baritono
Vincenzo Lucarelli, organo hammond
Massimiliano De Lucia, batteria

Brani:

01. The Night Has A Thousand Eyes
02. Alone Together
03. Dhatri
04. Speak Low
05. Whisper Not
06. Blue Waltz
07. Straight Way
08. This I Dig Of You
09. I Remember You

Enrico Ghelardi - TRIOLOGY (feat. Vincenzo Lucarelli & Massimiliano De Lucia)

Di Stefano Dentice

Ci sono musicisti che, alimentati da una morbosa curiosità artistica, sono costantemente votati alla ricerca spasmodica e alla sperimentazione stilistica di nuove e innovative forme jazzistiche. Altri che sono ancorati saldamente alla tradizione del jazz di impronta afroamericana. Enrico Ghelardi, sassofonista e compositore, fa parte della schiera dei jazzisti che credono fermamente e fortemente nel valore del retaggio culturale appartenente al jazz afroamericano. Con la sua nuova opera discografica, intitolata “Triology”, intende esemplificare chiaramente questo concetto. Vincenzo Lucarelli (organo hammond) e Massimiliano De Lucia (batteria) sono i suoi due preziosi compagni d’avventura. Il cd contiene nove brani, di cui solo tre (Dhatri, Blue Waltz e Straight Way) portano la firma del leader, mentre The Night Has A Thousand Eyes (Bernier e Brainin), Alone Together (Schwartz), Speak Low (Nash e Weill), Whisper Not (Golson), This I Dig Of You (Mobley) e I Remember You (Mercer e Schertzinger) completano la swingante tracklist. Il volteggiante andamento ternario di Blue Waltz è particolarmente fascinoso. L’incedere solistico di Lucarelli è essenziale e pacato. L’eloquio di Ghelardi è ben calibrato, ornato da qualche sporadico sprint cromatico. In Straight Way si staglia manifestamente l’anima bluesy di Enrico Ghelardi. Qui il sassofonista intesse un solo sinuoso e ammiccante, in cui sgorga un intrigante bluesy mood. “Triology” è un album godibile, da ascoltare in totale relax, sorseggiando un buon whisky d’annata.
Stefano Dentice

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Musica Jazz (2013)

Enrico Ghelardi Boptet
That's time
(Barvin BV CD 12-03, distr. barvin.it)

Un'ammirevole rappresentazione, definita nella chiave più acconcia per un revival dedicato al bop che possa veramente ancora interessare. La si deve alle ben note capacità di Ghelardi (plurisassofonista, pluriclarinettista, flautista, e altro ancora) che, con il suo Boptet e avvalendosi del preziosissimo Angelo Pirone (trombone, tuba) ha realizzato un cd destinato a un apprezzamento che abbraccia appassionati di ogni fede ed età. I tre ritmi completano un'ideale collaborazione artistica.
(B.S.)

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JAZZIT Magazine (2013)

Enrico Ghelardi Boptet
That's time
BARVIN, 2012

01. Moonly
02. That's Time!
03. Waiting
04. A Sunny Day
05. Too Young to Go Steady
06. Take Up
07. Love Me or Leave Me
08. Dhatri
09. Go On

Enrico Ghelardi sax baritono (tracks 2, 8, 9), clarinetto basso (tracks 3, 5, 7) sax tenore (tracks 1, 4), sax soprano (track 4)
Massimo Pirone trombone, basso tuba (tracks 3, 9)
Pierpaolo Principato piano
Stefano Cantarano contrabbasso
Massimiliano De Lucia batteria
JAZZiT 2013 Enrico Ghelardi Boptet That's time!
I riferimenti strumentali di Ghelardi si chiamano Serge Chaloff, Cecil Payne e Gerry Mulligan, responsabili di una riforma solistica del sax baritono. Il sassofonista pisano si muove in contesti di estrazione cool nel solco tracciato da questi grandi musicisti, con una pronuncia distintiva dello swing innato che ne determina l'originalità anche in campo compositivo (sette brani portano la sua firma). I timbri gravi e spessi dei fiati creano un fronte sonoro voluminoso, con la percezione di trovarsi al cospetto di una grande orchestra. Dai giochi tensivi fra baritono e trombone prende corpo lo swing latin That's time, mentre i toni cupi del clarinetto basso introducono il dinamico walking bus Waiting. La ballad Too Young to Go Steady esalta le doti interpretative del quintetto, con gli interventi emozionali di clarinetto e trombone.
(ADV)

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Jazz@roma (2012)

Enrico Ghelardi Boptet
That's time
BARVIN, 2012

01. Moonly
02. That's Time!
03. Waiting
04. A Sunny Day
05. Too Young to Go Steady
06. Take Up
07. Love Me or Leave Me
08. Dhatri
09. Go On

Enrico Ghelardi Boptet That's time!

Enrico Ghelardi Boptet @ Alexanderplatz
1 novembre 2012
Abbiamo fatto un gioco, ieri sera: Enrico era il macchinista e noi i passeggeri; siamo saliti sul suo treno ed è iniziato il viaggio… Assistere al concerto dell’Enrico Ghelardi Boptet mi ha dato questa precisa emozione, quella di essere trasportato su un mezzo potente, sicuro, che sai per certo non si fermerà per strada. Il richiamo più marcato è al cool ma anche alle grandi orchestre, visto che la presenza di strumenti nella gamma più grave dello spettro sonoro, il trombone ed il baritono, creano una sonorità piena e grassa, ad imitazione del sound di formazioni ben più ampie.
Ma ripercorriamolo, questo viaggio. I capitreno sono Massimo Pirone al trombone, Pierpaolo Principato al pianoforte, Steve Cantarano al contrabbasso e Max De Lucia alla batteria. Enrico ha tre locomotive diverse, che sceglie in base alla necessità: il sax tenore, il sax baritono, il clarinetto basso. Si parte con il sax tenore ed il brano Moony, tratto dal disco That’s Time!, appena uscito. Lo swing ci cattura fin dall’attacco, il treno parte con energia e senza scossoni. La sezione ritmica si muove fluida e sinuosa mentre sax e trombone fraseggiano stando nel tempo e nella tonalità. Anche il piano fraseggia in tonalità, salvo usare frammenti di scale alterate o sequenze triadiche per creare repentini momenti di tensione, risolvendo di nuovo più in là e dando così rassicurazione ai passeggeri. Massimo sceglie più volte di usare il registro alto del suo strumento, come in Dhatri, la bella bossanova inclusa nel disco. Sempre presente l’interplay, con il piano che riprende il trillo finale del tenore all’inizio del solo in A Sunny Day o con il contrabbasso che, nello stesso brano, esegue l’assolo mantenendo la stessa pulsazione della walking line tenuta fino a quel momento, interagendo in modo molto raffinato con l’accompagnamento. Non manca la ballad struggente, lo standard Too Young To Go Steady, il cui clima cupo risulta ottimamente interpretato anche in virtù dalla sequenza degli strumenti solisti (clarinetto basso/trombone/contrabbasso).
L’ultimo brano, Go On, ci fa entrare in stazione. Si scende, il viaggio è finito, ma la voglia di ripartire è tanta. E allora, niente di meglio che acquistare il CD ed ascoltarlo subito, in macchina, mentre si torna a casa.

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La Repubblica (2012)

Tradizione jazz e ritmo swing Ghelardi presenta il nuovo album

Il quintetto capitanato dal sassofonista Enrico Ghelardi arriva questa sera in concerto all' Alexanderplatz per presentarei brani del cd «Like the wind» da poco uscito per l' etichetta Barvin. Un disco costituito prevalentemente da brani originali ma frutto di una forte passione di Ghelardi per la tradizione jazzistica e l' era dello swing, come già mostrato dal suo progetto The cool is hot!, nel quale univa l' eleganza del cool jazz al ritmo swing. Con Ghelardi: sax baritono e soprano, cl. basso, Massimo Pirone: trombone, Pierpaolo Principato: piano, Stefano Cantarano: c/basso e Max De Lucia: batteria. Alexanderplatz via Ostia 9, ore 22 2 gennaio. Info: 06.39742171

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That's time! di Paola Ingletti

Enrico Ghelardi Boptet That's time!

di Paola Ingletti

That's time!
Aggiunge un altro tassello al puzzle discografico di Enrico Ghelardi, un altro fiore ad arricchire quel grande prato multicolore che è il mondo musicale, parafrasando le sue parole.
I nove brani scorrono uno dopo l'altro, come inseguendosi, senza incidere cesure nette ma, al contrario, conferendo al tutto grande unitarietà e riassumendo con chiarezza il modo di comporre, di suonare, di concepire il jazz del nostro compositore, dedito al sax baritono ma anche pronto a misurarsi in modo invidiabilmente disinvolto con il clarinetto basso, il sax tenore e il sax soprano.
Anche in questa nuova avventura sonora, il Maestro è affiancato dal pirotecnico Massimo Pirone (trombone e basso tuba), Pierpaolo Principato (piano), da Stefano Cantarano (contrabbasso) e da Massimiliano De Lucia (batteria). Ognuno dei musicisti contribuisce con il proprio gusto e la propria bravura, a dar vita ad un'efficace incontro di melodie, di suoni, di ritmi, confezionando un prodotto senz'altro convincente, in grado altresì di suscitare in chi ascolta le più svariate emozioni. Ghelardi, coerente come sempre al suo modo di pensare, strizza l'occhio ancora una volta alla tradizione : è indubbio che ascoltando alcune tracce del CD giungono alle orecchie i suoni e le atmosfere coinvolgenti dei maestri cool del passato; ma l'insegnamento appreso dai grandi del genere non si traduce mai in una mera, sterile imitazione, bensì in una rivisitazione creativa e personale.
Mi piace citare ancora le parole belle, vere, del nostro: That's time! Questo è allora il tempo, il tempo per me, di giocare con i suoni in modo sincero e spontaneo, di cercare una musica che sia fonte di piacere per chi l'ascolta. Enrico Ghelardi, con l'umiltà che lo contraddistingue e che è la virtù dei grandi, ha centrato in pieno il suo obiettivo; That's time! è un disco che chiede di essere ascoltato, proprio perché è senz'altro fonte di piacere per chi suona ma molto di più per chi ascolta!
Paola Ingletti

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SUONO.IT (2010)

Enrico Ghelardi Boptet
Like the wind
Barvin Ed. Mus. 2010

Enrico Ghelardi Boptet Like the wind

01. Smoothly
02. Like the wind
03. Bossanology
04. I've grown accustomed to her face
05. Straight way
06. Modus in rebus
07. Nocturne
08. Les fleurs du bien
09. I remember you

Enrico Ghelardi sassofono baritono/soprano
Massimo Pirone trombone
Pierpaolo Principato pianoforte
Stefano Cantarano contrabbasso
Massimiliano De Lucia batteria

di Sergio Spada

Ancora per l’etichetta Barvin, come nel caso della precedente incisione My Jazzin’ Soul, il sassofonista Enrico Ghelardi ci porta, nelle nove tracce di questo elegante e classico disco di jazz, in territori conosciuti ma non per questo meno affascinanti, soprattutto quando a proporre la musica sono fior di musicisti. E così sembra anche in questo caso, con un gruppo che annovera, con Ghelardi al baritono ed al soprano, Massimo Pirone al trombone ed una classica ritmica composta da Pierpaolo Principato al piano, Stefano Cantarano al basso e Massimiliano De Lucia alla batteria. A segnare il CD in modo determinate ed in positivo è l’originalità dei suoni di baritono e trombone incrociati tra loro in varie situazioni, quella carica di swing che i due sanno dare con suoni meno consueti di altri e tanto affascinanti nelle buone composizioni di Ghelardi innervate da alcuni ottimi standard.
Sergio Spada

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Jazzitalia (2010)

Enrico Ghelardi Boptet
Like the wind
Barvin Ed. Mus. 2010

Enrico Ghelardi Boptet Like the wind

01. Smoothly
02. Like the wind
03. Bossanology
04. I've grown accustomed to her face
05. Straight way
06. Modus in rebus
07. Nocturne
08. Les fleurs du bien
09. I remember you

Enrico Ghelardi sassofono baritono/soprano
Massimo Pirone trombone
Pierpaolo Principato pianoforte
Stefano Cantarano contrabbasso
Massimiliano De Lucia batteria

di Alessandro Carabelli


È davvero ragguardevole quest'ultima produzione discografica del sassofonista romano Enrico Ghelardi.
Disco generoso e ricco di sorprese, Like the wind regala momenti davvero intensi. Non pretende certamente livelli di lettura sofisticati né cela significati reconditi. E' il piacere di suonare allo stato puro, con brani che affascinano già dal primo ascolto e con un'energia liberata dai musicisti che contagia e trascina irrimediabilmente come un fiume in piena.
Se poi, il sassofonista nonché autore della maggior parte dei temi si contorna di ottimi musicisti come lo scintillante pianista Pierpaolo Principato, il liricissimo trombonista Massimo Pirone, l'energico batterista Massimiliano De Lucia ed il metronomico contrabbassista Stefano Cantarano, i giochi sono fatti.
Quella contenuta in Like the wind è musica suonata col cuore nella miglior tradizione bop con l'aggiunta di una giusta dose di personalità. Non ci si stanca un solo istante di ascoltare e riascoltare con sempre immutato piacere brani carichi di swing e genuina passione come Like the wind, Modus in rebus o la straordinaria Straight way.
Di certo Ghelardi non ha la pretesa di rivoluzionare il linguaggio jazzistico, ma possiede talento, personalità ed una felice vena compositiva, sicure doti da leader che in questo riuscito lavoro vengono ben palesate.
Alessandro Carabelli

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JAZZiT Magazine (2011)

Enrico Ghelardi Boptet
Like the wind
BARVIN, 2010 (PROPRIA)

Enrico Ghelardi Boptet Like the wind

Enrico Ghelardi sassofono baritono/soprano
Massimo Pirone trombone
Pierpaolo Principato pianoforte
Stefano Cantarano contrabbasso
Massimiliano De Lucia batteria

01. Smoothly
02. Like the wind
03. Bossanology
04. I've grown accustomed to her face
05. Straight way
06. Modus in rebus
07. Nocturne
08. Les fleurs du bien
09. I remember you

Il quintetto di Ghelardi propone una musica molto intensa, così calda che il disco sembra più la registrazione di una jam live che una session realizzata in studio. Gli arrangiamenti sono tutti ben scritti e curati, in particolare quelli dei fiati che spiccano per varietà, come nel tema dei brani Smoothly e Straight way o nella sezione B di Modus in rebus. Like the wind presenta una melodia assai articolata, con l'insolita sezione B che dimezza il tempo, creando un originale effetto di smarrimento nell'ascoltatore.
Interessante Bossanology che è naturalmente un brano dal ritmo binario con echi sudamericani e brasiliani. I've grown accustomed to her face è una ballad, arricchita da un intenso assolo del leader, mentre Modus in rebus all'opposto è il brano più veloce, caratterizzato da un potente tema ritmico.
(EM)

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Musica Jazz (2011)

Recensioni CD

Enrico Ghelardi
Like the wind
Barvin BV CD 09/21, distr. barvin.it

Enrico Ghelardi Boptet Like the wind

01. Smoothly
02. Like the wind
03. Bossanology
04. I've grown accustomed to her face
05. Straight way
06. Modus in rebus
07. Nocturne
08. Les fleurs du bien
09. I remember you

Massimo Pirone trombone
Enrico Ghelardi sassofono baritono/soprano
Pierpaolo Principato pianoforte
Stefano Cantarano contrabbasso
Massimiliano De Lucia batteria

La front line si presenta spostata verso il grave nei momenti in cui trombone e baritono si trovano a condividere il terreno musicale, in un delicato equilibrio rigorosamente ancorato a un beat ben ricercato. Ghelardi divide equamente i brani tra baritono e soprano firmando tutte le composizioni tranne ovviamente i due standard. Si apprezzano i leggeri arrangiamenti per fiati che, soprattutto nel già citato registro basso, mostrano fluidità e scorrevolezza in sede sia tematica, sia improvvisativa. Spiccano le doti dei due solisti su strumenti ostici, che forgiano così un disco dal marcato accento mainstream e allo stesso tempo apprezzabile per la sua schiettezza: Pirone evidenzia doti strumentali mature e godibili, mostrando le infinite sfumature e potenzialità del trombone; Ghelardi oltre che al baritono si destreggia perfettamente anche al soprano e mostra una scrittura semplice, chiara e ben funzionale all'improvvisazione.
Alberga

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JAZZiT Magazine (2008)

Recensioni CD

Enrico Ghelardi
My Jazzin' Soul
(BARVIN EDIZIONI MUSICALI, 2007)

Enrico Ghelardi My jazzin' soul

Enrico Ghelardi sassofono baritono/soprano
Gianbattista Gioia flicorno
Feliciano Zacchia pianoforte
Stefano Cantarano contrabbasso
Carlo Battisti batteria

01. Blue Waltz
02. Dory's Days
03. Silent Song
04. Daahoud
05. Secret Lord
06. Miss Marghy
07. Cheiro de Amor
08. In Your Eyes
09. Minority
10.Semplice mente

Vent'anni di jazz orchestrale - come solista nelle orchestre televisive della RAI e come membro dell'Orchestra Barga Jazz diretta da Bruno Tommaso, della Modern Band di Gerardo Iacoucci e della Big Band di Bruno Biriaco - sono un imprinting fortissimo. Di recente la spiccata predilezione per il jazz classico ha portato Ghelardi a focalizzarsi sugli anni '50-'60, periodo che vide tra l'altro l'affermazione del West Coast Jazz. Del resto i titoli degli ultimi lavori che lo hanno coinvolto - Adventures in West Coast Jazz dei Lighthouse Giants di Antonello Vannucchi e Gianmarco Lanza oppure The cool is hot con il suo Boptet - non lasciano molto spazio all'immaginazione.
My jazzin' soul comincia esattamente nel punto in cui si era interrotto The cool is hot: sulla rievocazione nostalgica di un passato glorioso. I pezzi scrtiti da Ghelardi sono in perfetto stile cool (il fraseggio elegante e lineare e il sound morbido del suo baritono sono un calco fedele di due illustri precedessori, Gerry Mulligan e Serge Chaloff); come cool sono pure gli arrangiamenti di Daahoud (Clifford Brown) e Minority (Gigi Gryce), privi tuttavia di qualche sforzo di reinvenzione. Ala fine il disco pare una bella vetrina di impeccabili esercizi di stile (da questo punto di vista il gruppo ben figura) senza avere purtroppo quell'anima tanto vagheggiata fin dal titolo della copertina.
(RDV)

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SUONO.it (2008)

Enrico Ghelardi
My Jazzin' Soul
Jazz - Generica
Barvin catalogo: Bv Cd 17 Anno di uscita: -1
Recensito su Suono n° 414 del 3-2008

Enrico Ghelardi My jazzin' soul Recensito su Suono n° 414 del 3-2008

di Sergio Spada

Con un’ottima miscela di suoni e grazie all’originalità del sax baritono e del suo particolare timbro musicale, Enrico Ghelardi realizza in questo My Jazzin’ Soul un lavoro più che dignitoso, ricco di “pathos”, ben eseguito da tutta la sua formazione e valido anche nelle composizioni originali, accompagnate da un paio di riletture di Clifford Brown e di Gigi Gryce. Il disco è suonato in quintetto con Giambattista Gioia al flicorno, Feliciano Zacchia al piano, Stefano Cantarano al basso e Carlo Battisti alla batteria e sembra seguire le linee guida di un lavoro di puro jazz con i solisti e i comprimari saldamente al loro posto. Pur mancando perciò di particolare originalità My Jazzin’ Soul si propone soprattutto come molto godibile nella sua linearità, ricco di momenti solistici di buona efficacia, meritevole di proporre all’ascoltatore, nella voce strumentale del protagonista, un sax baritono mai sufficientemente apprezzato e memore delle grandi interpretazioni di capisaldi come Gerry Mulligan, del quale ricorda (per la presenza del trombettista Giambattista Gioia al fianco del leader) le famose incisioni con Chet Baker. Per la verità quelle erano formazioni “pianoless”, mentre questo quintetto conta anche sul fattivo apporto del pianista Feliciano Zacchia, peraltro molto efficace. E comunque il sapore “blues” e “cool” di quelle storiche sedute si stempera qui in un approccio molto più semplice per quanto non privo di qualità. Tracce come Blue Waltz e Secret Lord si segnalano per efficacia e la riproposta del Clifford Brown di Daahoud colpisce per intensità di interpretazione.
Sergio Spada

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Musica Jazz (2005)

di Giorgio Lombardi

Ghelardi mostra di possedere ragguardevoli capacità compositive e rilevanti doti strumentali (sia sotto il profilo prettamente tecnico sia dal punto di vista espressivo), e il quintetto dispone di notevoli potenzialità.
Giorgio Lombardi

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The Cool is Hot (2005)

Enrico Ghelardi Boptet The Cool is Hot

di Roberto Capasso

Per qualche tempo, non molto in verità, quel fantastico jazz definito allora cool venne ritenuto freddo, addirittura gelido...Ben presto, però,..la sua pretesa freddezza si dissolse rivelando un'anima piena di calore e di una carica innovativa che si sarebbe rivelata fondamentale per l'evoluzione del jazz. The Cool is Hot riassume questa verità storica per l'atmosfera che Ghelardi ha saputo, con valido aiuto dei suoi partners, creare. E. Ghelardi giunge a proposito ad infoltire la sparuta schiera dei baritoni che, in verità, neppure negli Stati Uniti ha avuto una gran rappresentanza. Il suo stile, sicuramente originale, evoca rimembranze illustri - Charloff, Gordon, Mulligan, Gullin - musicisti che evidentemente ama e che sicuramente ha attentamente ascoltato e studiato, ma non copiato; buona la tecnica e suadente la voce In questo disco presenta sei composizioni a sua firma assai godibili, in particolare Bruna , che lo propongono anche quale compositore, mentre i tre standard - bellissimo Four Brothers - mettono in risalto le sue capacità di arrangiatore mostrando così tutte le sfaccettature di un'interessantissima personalità artistica.
Roberto Capasso

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L'indipendente (2005)

di Federico Angelaccio

Fedele al suo progetto musicale, Enrico Ghelardi sceglie la tradizione come fonte di ispirazione per The Cool is Hot, suo secondo album da solista. Il cd contiene nove brani, sei dei quali di sua composizione, a metà strada tra le atmosfere del periodo be bop e quelle del cool. Forma di sintesi tra due momenti della storia del jazz che il baritonista dimostra di conoscere molto bene, da un punto di vista compositivo e nel fraseggio... Linguaggio classico che esprime la sua modernità con un sound sobrio ed equilibrato.
Federico Angelaccio

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Musica Jazz (2004)

Enrico Ghelardi Boptet
Lost Love

Roma, 5-10-01 DOMANI MUSICA DMCD 205, distr. propria (tel. 06 408144)

Enrico Ghelardi Boptet Lost Love

01. Call me again
02. The Lady Is A Tramp
03. Lost Love
04. I've Grown Accustomed To her Face
05. Speak Low
06. Samba di un amor
07. Just Friends
08. Sorry I'm Late
09. Imagination
10. Bernie's Tune

Enrico Ghelardi (bar.),
Giovanni Ceccarelli (p.),
Valerio Serangeli (cb.),
Peppe Giampietro (batt.),
Paolo Tombolesi (p. in Just Friends).

di Gian Mario Maletto

Attivo soprattutto a Roma in teatro e televisione, padrone di tutti i possibili sassofoni oltre che di clarinetto e flauto, partner di stelle del pop, è nel jazz che il pisano Ghelardi ama prendersi i suoi momenti creativi, e lo fa soprattutto con il sax baritono, strumento da noi purtroppo quasi raro. Ebbene, il suo primo disco da leader aggiunge un cultore di buona stoffa, ispirato ai grandi del passato piuttosto che al nuovo, ma interessante per la vena melodica e il bel suono gonfio eppure non pesante. L'impostazione è classica, ma le idee sono fresche.
Gian Mario Maletto

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Italian Jazz Notes (2004)

di Giordano Selini

Con spumeggiante brio, capacità comunicativa e bellezza di linguaggio si segnala la proposta in jazz di Enrico Ghelardi al sax baritono. Con fraseggio armonioso e sgorgante, con naturalezza e savoir faire, Ghelardi spazia al meglio con gioiosa propulsività.
Giordano Selini (Italian Jazz Notes)

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Interno Lost (2002)

di Antonio Lanza

Dischi come Lost Love del baritonista pisano Enrico Ghelardi, trapiantato a Roma da molti anni, costituiscono un significativo esempio di come si possa proporre del jazz di alta qualità senza stravolgere quelli che sono i canoni fondamentali che distinguono il jazz da tutte le altre forme musicali, canoni che - piaccia o no - sono prettamente statunitensi. E questo superbo disco sembra in tutto e per tutto un disco americano , nel senso che Ghelardi e i suoi colleghi, lungi dal tentare le solite temerarie e fallimentari fusioni con musiche della tradizione regionale italiana, che generano fatalmente degli ibridi penosi e risibili, hanno realizzato un prodotto emblematicamente jazzistico.
Qui di ibrido non c'è proprio nulla: ci sono al contrario una fertile vena compositiva nei brani originali, un gusto sopraffino nell'interpretazione degli standard, una schietta creatività nell'improvvisazione, un non comune senso del blues, perfettamente assimilato, misura, buon gusto, classe e soprattutto swing a iosa.
E' così che si deve suonare il jazz: con umiltà, passione, professionalità e grande maestria tecnica. qualità che i membri di questo quartetto possiedono largamente.
Come baritonista, Ghelardi palesa un suono robusto ed incisivo che sembra ispirato soprattutto a Serge Chaloff e a Bob Gordon, con accentuate suggestioni di Gerry Mulligan e di Lars Gullin. Ma, al di là dell'inevitabile e doveroso debito verso le fonti, Ghelardi si dimostra solista originale e creativo. La sezione ritmica fornisce un supporto di livello molto alto a partire dai due pianisti, assai diversi fra loro, ma di pari efficacia: ho molto apprezzato sia la straordinaria solidità e il non comune gusto di Giovanni Ceccarelli che lo scintillio tecnico e il virtuosismo mai gratuito di Paolo Tombolesi. Ottimo il sostegno garantito dal contrabbassista Valerio Serangeli, ispirato anche come solista, e dal batterista Peppe Giampietro, fine e misurato, il quale usa con sapienza le spazzole, oggi troppo spesso neglette da tanti suoi colleghi.
Tra i brani originali, tutti di altissima caratura, ho una spiccata predilezione per la struggente ballad Lost Love, per il vivace Call me again e per lo spumeggiante Sorry, I'm late. Tra le rivisitazioni di classici, sempre personali ed equilibrate, ho molto apprezzato il delizioso I've grown accostumed to her face, l'intenso Imagination e gli swinganti The Lady is a tramp e Speak low, indipendenti dalle celebri versioni di Mulligan, al quale è dedicato un omaggio tutt'altro che scontato nella briosa rivisitazione di Bernie's tune. Un disco di elevatissimo profilo, quindi, jazzistico a tutto tondo, quale da troppo tempo non sentivo, e che ad ogni ascolto suscita nuove e sempre più positive emozioni.
Antonio Lanza (Università La Sapienza, Roma)

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