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recensioni di

Gian Mario Maletto
Giordano Selini
Antonio Lanza

 

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Musica Jazz (gennaio 2004)      
Gian Mario Maletto

Lost Love:
:::Call me again/The Lady Is A Tramp/Lost Love/I've Grown Accustomed To her Face/Speak Low/Samba di un amor/Just Friends/Sorry I'm Late/Imagination/Bernie's Tune:::
Enrico Ghelardi(bar.), Giovanni Ceccarelli(p.), Valerio Serangeli(cb.), Peppe Giampietro(batt.), Paolo Tombolesi(p. in Just Friends).
Roma, 5-10-01
DOMANI MUSICA DMCD 205, distr. propria (tel.06/408144)

"Attivo soprattutto a Roma in teatro e televisione, padrone di tutti i possibili sassofoni oltre che di clarinetto e flauto, partner di stelle del pop, è nel jazz che il pisano Ghelardi ama prendersi i suoi momenti creativi, e lo fa soprattutto con il sax baritono, strumento da noi purtroppo quasi raro.
Ebbene, il suo primo disco da leader aggiunge un cultore di buona stoffa, ispirato ai grandi del passato piuttosto che al nuovo, ma interessante per la vena melodica e il bel suono gonfio eppure non pesante.
L'impostazione è classica, ma le idee sono fresche."

G.M.M

Italian Jazz Notes (2004)      
Giordano Selini


"Con spumeggiante brio, capacità comunicativa e bellezza di linguaggio si segnala la proposta in jazz di Enrico Ghelardi al sax baritono.
Con fraseggio armonioso e sgorgante, con naturalezza e savoir faire, Ghelardi spazia al meglio con gioiosa propulsività."

Giordano Selini (Italian Jazz Notes)

Interno Lost (2002)      
Antonio Lanza


"Dischi come Lost Love del baritonista pisano Enrico Ghelardi, trapiantato a Roma da molti anni, costituiscono un significativo esempio di come si possa proporre del jazz di alta qualità senza stravolgere quelli che sono i canoni fondamentali che distinguono il jazz da tutte le altre forme musicali, canoni che - piaccia o no - sono prettamente statunitensi. E questo superbo disco sembra in tutto e per tutto un disco "americano", nel senso che Ghelardi e i suoi colleghi, lungi dal tentare le solite temerarie e fallimentari fusioni con musiche della tradizione regionale italiana, che generano fatalmente degli ibridi penosi e risibili, hanno realizzato un prodotto emblematicamente jazzistico.
Qui di ibrido non c'è proprio nulla: ci sono al contrario una fertile vena compositiva nei brani originali, un gusto sopraffino nell'interpretazione degli standard, una schietta creatività nell'improvvisazione, un non comune senso del blues, perfettamente assimilato, misura, buon gusto, classe e soprattutto swing a iosa.
E' così che si deve suonare il jazz: con umiltà, passione, professionalità e grande maestria tecnica. qualità che i membri di questo quartetto possiedono largamente.
Come baritonista, Ghelardi palesa un suono robusto ed incisivo che sembra ispirato soprattutto a Serge Chaloff e a Bob Gordon, con accentuate suggestioni di Gerry Mulligan e di Lars Gullin. Ma, al di là dell'inevitabile e doveroso debito verso le fonti, Ghelardi si dimostra solista originale e creativo. La sezione ritmica fornisce un supporto di livello molto alto a partire dai due pianisti, assai diversi fra loro, ma di pari efficacia: ho molto apprezzato sia la straordinaria solidità e il non comune gusto di Giovanni Ceccarelli che lo scintillio tecnico e il virtuosismo mai gratuito di Paolo Tombolesi.
Ottimo il sostegno garantito dal contrabbassista Valerio Serangeli, ispirato anche come solista, e dal batterista Peppe Giampietro, fine e misurato, il quale usa con sapienza le spazzole, oggi troppo spesso neglette da tanti suoi colleghi.
Tra i brani originali, tutti di altissima caratura, ho una spicata predilezione per la struggente ballad Lost Love, per il vivace Call me again e per lo spumeggiante Sorry, I'm late. Tra le rivisitazioni di classici, sempre personali ed equilibrate, ho molto apprezzato il delizioso I've grown accostumed to her face, l'intenso Imagination e gli swinganti The Lady is a tramp e Speak low, indipendenti dalle celebri versioni di Mulligan, al quale è dedicato un omaggio tutt'altro che scontato nella briosa rivitazione di Bernie's tune.
Un disco di elevatissimo profilo, quindi, jazzistico a tutto tondo, quale da troppo tempo non sentivo, e che ad ogni ascolto suscita nuove e sempre più positive emozioni"

Antonio Lanza (Università La Sapienza, Roma)

 

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